Alberto Di Francia è un maestro di judo. Lavora da decenni, tutti i giorni, nella sua palestra a Roma, in zona Prenestina. È uno dei maestri più conosciuti ed apprezzati; vincitori di medaglie olimpiche, mondiali ed europee, oltre a decine di campioni italiani sono passati dai tatami della sua scuola di judo.

In molti dicono che lo sport aiuti a crescere e ad aumentare la resistenza (non solo fisica ma anche mentale) e la disciplina, specialmente gli sport da combattimento e le arti marziali, tra cui il judo, hanno un codice di comportamento e dei rituali da apprendere e rispettare per passare di categoria ed arrivare a conquistare le cinture più alte. Poi c’è la competizione, individuale, uno contro l’altro, in cui il più forte vince.

 

 

Alberto Di Francia non insegna a diventare il più forte, insegna soprattutto a rispettare sia i compagni che gli avversari. Come ci ha raccontato durante la realizzazione del docufilm Controeccellenza, la sua soddisfazione più grande è stata vedere ragazzi meno dotati di altri che con impegno e sacrificio hanno gareggiato, vinto e conquistato la cintura nera. Una delle sue frasi che più ci ha colpito è “serve uno che gareggia e che non è il migliore, perché se gareggiassero solo i migliori non ci sarebbe competizione”.

Ecco la Controeccellenza di cui parliamo, quella che vogliamo diffondere. In un mondo in cui vincere e prevaricare gli altri è considerato sempre un valore positivo, in una palestra della periferia di Roma, un anziano maestro, insieme a tanti collaboratori, insegna ai suoi allievi a rispettare l’avversario, a capire e riconoscere il valore della sconfitta, e non solo quando siamo noi a perdere. Se fossimo tutti i migliori, non esisterebbe più la competizione e quindi a perdere sarebbe lo sport e tutti coloro che lo praticano.